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Zombicide: La Notte dei Morti Viventi

La lunga notte dove ogni porta chiusa è una speranza


La radio gracchia. Una voce nervosa parla di “aggressioni inspiegabili”, di “corpi che si rialzano”. Ma è già troppo tardi. La strada è deserta, il sole è calato, e nella vecchia casa vicino al cimitero inizia la notte più lunga della tua vita. Sei Barbara. O forse sei Ben. O magari Harry, con la pistola puntata e lo sguardo sospettoso. Ma poco importa chi sei: conta solo resistere.

In Zombicide: La Notte dei Morti Viventi, ogni partita è una scena da un film horror. Sei dentro il classico di Romero, ma con le tue decisioni al comando. Il gioco ti chiede di collaborare, di pensare in fretta, e soprattutto di non lasciarti sopraffare dalla paura. I Ghoul avanzano lentamente, ma inesorabilmente. Silenziosi. Famelici. E ogni turno, ne arrivano altri.

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La plancia inizia con la casa, poi si espande. Ogni scenario ti propone un obiettivo narrativo: proteggere Karen, trovare un’arma nel fienile, raggiungere la macchina. Il setup è semplice: si scelgono i personaggi (ognuno con abilità uniche), si posizionano porte, finestre e stanze, e si piazzano le carte Ghoul nei mazzi d’apparizione. Poi la tensione comincia.

Ogni giocatore, a turno, può compiere fino a tre azioni: muoversi, cercare oggetti, chiudere una porta, attaccare. Ogni oggetto trovato – una pistola, una tavola da inchiodare, persino una torcia – può fare la differenza. Ma ogni rumore attira i morti. E ogni cadavere abbattuto accresce il livello di minaccia. Più si uccide, più l’orda cresce. Una spirale di sopravvivenza dove ogni scelta pesa.

Una delle meccaniche più affascinanti è la doppia modalità: Romero Mode e Zombicide Mode. Nella prima, sei vulnerabile, più fedele al film: i personaggi sono fragili, le armi scarse, le morti rapide. Nella seconda, entri nel pieno spirito del franchise Zombicide: potenziamenti, armi devastanti, combattimenti esplosivi. Puoi passare da una modalità all’altra nel corso della partita, rendendo l’esperienza fluida ma mai prevedibile.

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Eppure, non è un gioco che si vince con i dadi soltanto. Serve coordinazione. Serve intuizione. Serve sapere quando combattere e quando chiudere la porta in faccia al pericolo. I Ghoul si muovono secondo regole semplici: vanno verso chi vedono o verso chi sentono. Ma sono tanti. Troppi. E se qualcuno cade… rinasce come uno di loro.

La cosa più bella? Anche se perdi, hai raccontato una storia. Un finale tragico, magari, ma coerente, cinematografico, intenso. Forse Barbara non ce l’ha fatta. Forse Harry ha sbagliato porta. Ma ti ricorderai di quella notte, come se l’avessi vissuta davvero.


Zombicide: La Notte dei Morti Viventi non è solo un omaggio a un classico. È una macchina narrativa dove ogni turno è una scena, ogni azione un colpo di regia. È tensione su mappa, strategia su carta, horror sulla pelle. È una lunga notte… e solo tu puoi decidere come finirà.

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