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The Witcher: Il Vecchio Mondo

Un’avventura tra mostri, pozioni e gloria


Titolo: The Witcher: Il Vecchio Mondo
Autori: Łukasz Woźniak
Editore: Go On Board / Asmodee Italia
Giocatori: 1–5
Durata: 90–150 minuti
Età: 14+
Genere: Avventura, deck-building, esplorazione, missioni narrative, combattimenti
Lingua: Italiano, inglese, polacco, tedesco, francese e altre
Premi: Finanziato con successo su Kickstarter nel 2021, selezionato tra i migliori giochi narrativi su BoardGameGeek

Ci sono giochi che ti fanno ragionare. Altri che ti fanno sognare. The Witcher: Il Vecchio Mondo ti fa vivere. Ti catapulta in un continente brulicante di tensione, pericoli e leggende, dove ogni passo fuori da una città è un rischio, e ogni incontro può trasformarsi in leggenda — o in tragedia. In questo mondo duro, selvaggio, ma straordinariamente affascinante, tu non sei un semplice avventuriero. Sei un witcher.

Pubblicato da Go On Board e portato in Italia da Asmodee, The Witcher: Il Vecchio Mondo è un gioco da tavolo per 1-5 giocatori che cerca — e riesce — a catturare lo spirito dell’universo creato da Andrzej Sapkowski e reso celebre dalla saga videoludica di CD Projekt RED. Ma attenzione: non impersonerai Geralt. Questo è un prequel ambientato decenni prima degli eventi più noti, in un’epoca in cui le Scuole dei witcher sono ancora in attività, in competizione, in guerra per il prestigio.

E tu sei uno di loro. Uno dei cinque.

Il gioco ti mette nei panni di un witcher appartenente a una delle iconiche scuole — Lupo, Gatto, Grifone, Orso o Vipera — ciascuna con il proprio stile di combattimento, approccio al mondo e abilità iniziali. E già da qui si capisce: non stiamo parlando di una skin diversa o di una mappa alternativa. Ogni scuola influenza profondamente il modo in cui affronterai la partita. I Grifoni, più equilibrati; i Vipera, letali ma fragili; i Gatti, imprevedibili; i Lupi, versatili. Una scelta che è identità, non solo strategia.

the-witcher-1-683x1024 The Witcher: Il Vecchio Mondo
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Dal punto di vista del gameplay, The Witcher: Il Vecchio Mondo è un titolo ibrido, che mescola esplorazione narrativa, deck-building tattico, combattimento strategico e una buona dose di avventura. Si parte con un mazzo di base, e man mano che si esplora il continente — affrontando mostri, completando contratti, visitando taverne, negozi, accademie — si arricchisce il proprio mazzo con nuove carte abilità. Questo non è un mazzo da gestire come in un classico deck-builder competitivo: qui ogni carta è un colpo, una schivata, un segno magico o una pozione, da combinare con precisione chirurgica nei combattimenti.

Il sistema di scontro è una delle chicche più appaganti del gioco. Niente dadi. Nessuna casualità inutile. Solo carte da concatenare, in combo sempre più potenti, sfruttando i simboli di collegamento e le abilità acquisite. Il tutto si gioca in tempo reale, in un alternarsi di attacchi, parate e contrattacchi che rendono ogni duello — che sia contro un kikimora o contro un altro witcher — un piccolo balletto strategico.

Ma The Witcher non è solo sangue e artigli. Il mondo in cui ti muovi è vivo, ricco di dettagli e storia. Ogni città ha il suo aroma, ogni regione un pericolo diverso. Le carte evento sono vere e proprie micro-narrazioni, a volte ironiche, altre tragiche, sempre coerenti con il tono della saga. A ogni turno ti trovi a dover decidere: riposare o rischiare? Portare a termine un contratto o cercare nuove carte al mercato nero? Accettare un’offerta da uno sconosciuto… o evitare la trappola?

Il ritmo del gioco è calibrato con intelligenza. L’obiettivo è raggiungere 4 trofei: possono essere ottenuti sconfiggendo mostri, vincendo duelli tra witcher, potenziando al massimo le abilità o completando missioni leggendarie. Questo sistema aperto incoraggia stili di gioco diversi: c’è chi va dritto per dritto nel dungeon, chi costruisce lentamente il proprio arsenale, chi invece punta tutto sull’esperienza e il racconto. Non esiste un’unica via per la vittoria, e questa è una delle grandi forze del gioco.


Anche il comparto grafico e produttivo è notevole. Le illustrazioni sono splendide, evocative, scure quanto basta. La mappa è ampia, dettagliata, e invita all’esplorazione. Le miniature — se si possiede la versione deluxe — sono scolpite con cura e carisma, ma anche nella versione standard le componenti sono solide e soddisfacenti. Si respira qualità e rispetto per la saga a ogni carta girata.

Una nota a parte merita il gioco in solitario. È più di un contentino: è una modalità ben strutturata, che sfida il giocatore a portare a termine contratti entro un numero limitato di giorni, con difficoltà crescenti. Ottimo per imparare le meccaniche o semplicemente per vivere un’avventura immersiva senza dover organizzare un gruppo.

Certo, The Witcher: Il Vecchio Mondo non è privo di difetti. La durata può allungarsi oltre il previsto, soprattutto in 4 o 5 giocatori. Alcune missioni sono più interessanti di altre. E il bilanciamento tra le scuole, sebbene ben curato, può risultare più favorevole a chi conosce a fondo le carte. Ma sono imperfezioni che non rovinano l’esperienza, anzi, la rendono più autentica. In un mondo imperfetto, anche il gioco si prende il tempo per respirare, per raccontare, per creare momenti memorabili.

The Witcher: Il Vecchio Mondo non è un gioco per tutti. Ma è un gioco per chi cerca avventura, identità, racconto, strategia. Per chi non si accontenta di tirare dadi, ma vuole vivere una storia, esplorare un mondo, e magari scrivere la propria leggenda. È un gioco che ti rimane addosso, come il sangue di un ghoul sconfitto al tramonto, o l’eco di una ballata di Jaskier suonata in una taverna fumosa di Novigrad.

E tu, witcher, sei pronto a tracciare la tua strada?

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