Zombicide
Sopravvivere non basta, bisogna fare rumore
Titolo: Zombicide – Seconda Edizione
Autori: Raphaël Guiton, Jean-Baptiste Lullien, Nicolas Raoult
Editore: CMON / Asmodee Italia
Giocatori: 1–6
Durata: 45–120 minuti
Età: 14+
Genere: Cooperativo, survival horror, azione, gestione dadi, miniature
Lingua: Italiano, inglese, francese, spagnolo e altre
Premi: Nonostante la sua popolarità, Zombicide non ha vinto premi prestigiosi
All’inizio sei solo. Hai una padella in mano, un paio di ferite addosso e sei chiuso in una cucina diroccata con due amici e troppi morti fuori dalla porta. Ma Zombicide non ti chiede di sopravvivere in silenzio. Ti chiede di reagire. Di rompere tutto. Di fare rumore. Di prendere una motosega, uscire in strada e dire al mondo che non sei ancora finito.
Pubblicato per la prima volta nel 2012 da Guillotine Games e Cool Mini or Not, Zombicide è diventato molto più di un gioco da tavolo. È un fenomeno. Un universo in espansione che ha attraversato epoche e generi: dal classico apocalisse urbana ai sopravvissuti medievali (Zombicide: Black Plague), fino alle versioni sci-fi (Invader) e western (Undead or Alive). Eppure, sotto tutte le varianti e gli spin-off, batte sempre lo stesso cuore: una cooperativa adrenalinica, caotica, brutale e maledettamente divertente.
Ogni partita inizia con un gruppo di sopravvissuti, ognuno con le proprie abilità e con un livello crescente di potere. All’inizio sei fragile, disperato. Ma a ogni turno esplori stanze, raccogli armi, uccidi zombie. E più li uccidi, più diventi potente. E più diventi potente… più zombie arrivano. Perché in Zombicide ogni passo avanti è una sfida in più. Ogni traguardo raggiunto apre la porta a una nuova orda. E il ritmo cresce, cresce sempre, fino a diventare incontrollabile.

È questo il vero DNA del gioco: una spirale crescente di caos e testosterone. Non esiste un “momento di tranquillità”. C’è solo la scelta costante tra “rischio e azzardo”, tra “fare rumore per cercare un’arma” o “nascondersi e restare a corto di tutto”. Ogni decisione pesa. Ogni carta pescata è una possibilità — o una condanna.
Eppure, Zombicide non è un gioco da “gestionali dell’ansia”. È spettacolo puro. Ogni mossa è un’azione da film d’assalto. Hai una mazza chiodata e sei circondato? Picchi finché non restano solo pezzi. Hai trovato un Uzi e sei su un tetto? Allora stai per vivere la tua scena cult. Non è un gioco da tavolo: è una sceneggiatura collettiva in tempo reale, piena di esplosioni, trappole, sacrifici e fughe all’ultimo turno.
Il sistema di gioco è semplice, diretto, pensato per l’accessibilità. Il motore a dadi, gli spostamenti su griglia e le attivazioni automatiche dei nemici rendono le partite veloci, ma non superficiali. Ogni personaggio può essere potenziato in stile RPG: guadagni abilità, aumenti l’efficacia, sblocchi effetti devastanti. Ma attenzione: ogni volta che un giocatore sale di livello, tutti gli zombie diventano più forti. Una meccanica geniale che costringe il gruppo a decidere: meglio essere più forti… o più silenziosi?
La cooperazione, come in ogni vero gioco survival, è un’illusione fragile. Sì, siete nella stessa squadra. Ma il gioco non fa sconti. Se qualcuno si separa, è carne morta. Se qualcuno sbaglia un lancio, tutti pagano. E il peggio è che a volte l’unica scelta è chiudere una porta alle spalle… anche se un compagno è ancora dentro. Non è un tradimento. È Zombicide.
Dal punto di vista estetico, il gioco è una festa per gli occhi. Le miniature — sempre più dettagliate a ogni edizione — sono splendide, dinamiche, iconiche. Ogni versione ha uno stile unico, dai tratti cartoon della prima stagione alla tensione gotica del medioevo corrotto. Le mappe modulari permettono infiniti scenari. E i materiali sono pensati per essere usati e vissuti, senza paura di sporcarsi le mani.
E poi c’è la community. Zombicide è uno di quei giochi che ha creato un ecosistema parallelo: decine di scenari fanmade, carte personalizzate, missioni alternative, campagne epiche. Per molti giocatori, non è solo un gioco: è un rituale di sopravvivenza collettiva.
In definitiva, Zombicide è il perfetto esempio di gioco che non cerca di essere elegante, ma efficace. È sporco, rumoroso, spietato. È il gioco che tira fuori il guerriero che è in te. Che ti fa urlare “c’è uno Abominio nel salotto!” e ridere mentre un compagno lancia una molotov nel bagno. È un’esperienza da vivere con pancia, dadi e voglia di esagerare.
Se cerchi un titolo raffinato, dove ogni mossa è ottimizzazione… gira al largo. Ma se vuoi sentirti dentro un film di sopravvivenza, se vuoi morire male ma vivere intensamente, Zombicide è la tua arena.
E adesso… preparati. L’orda sta arrivando. E non avrai tempo di ricaricare.
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